L’arte non è ciò che si vede,
ma ciò che consente agli altri di vedere.
Edgar Degas

Chemiocreatico Rosita Cupertino

L’arte che scuote la coscienza: tappi per la vita

“Nell’arte concettuale l’elemento più importante è l’idea che sta dietro l’opera, piuttosto che l’abilità tecnica della sua esecuzione e il mio fare artistico è solo un pretesto per portare avanti le nostre battaglie”
Rosita Cupertino – artista

Chemiocreatico Rosita Cupertino

Opere che puntano a scuotere le coscienze. In questi lavori vi è tutta la voglia di liberare la libertà altrui. Così uno scarto ospedaliero, sublimato, cambia ruolo e diventa protagonista! Il tappo usato è vivo, è prova indelebile di un periodo storico minato dal male nero, è strumento di riflessione, è indagine, è verità e bugie! Chemiocreatico diventa un passa parola e coinvolge molti poli oncologici a livello italiano.

…questa strada artistica è molto tortuosa e ti dico sinceramente che non capisco le dinamiche. Il mondo dell’arte è assolutamente malato ed io non voglio regalare Chemiocreatico ad un sistema contorto che mi fa rifiutare inviti di tutti i generi.
…di contro, ho donato le prime due opere all’ospedale e, tutt’oggi nessuno si è ancora degnato di accoglierlo, per svariati motivi.
Il mio desiderio sarebbe proprio quello di portare le opere dove si è svolta la raccolta, per raccontare ai pazienti che i loro tappi con i loro dolori, i loro sentimenti, le loro paure le loro speranze non sono andati perduti anzi, una sconosciuta qualsiasi, ha composto un’opera d’arte partecipata proprio con quei tappi. … e sono pronta (si fa per dire) per lanciare Chemiocreatico e lo farò andare dove vorrà, senza forzature, senza falsità artistica, senza convenevoli o grandi complimenti. Lo accompagnerò, per mano, e, piano piano si presenterà a tutti.

Il mio fare artistico è solo un pretesto, per portare avanti la battaglia che combattiamo tutti noi Nell’arte concettuale l’elemento più importante è l’idea che sta dietro l’opera piuttosto che l’abilità tecnica della sua esecuzione.

L’opera denuncia entra nelle menti in modo prepotente e rimane, come un mosaico che può evocare storie antiche di santi e di re. Sconvolgente, coloratissima, troppo carica di illusione! Il senso metaforico prevarica e induce la mente a divagare per soffermarsi poi sul vero significato dell’opera. Ed io, mi sento come un mezzo di trasporto.

Progettista, artista, scenografa e grafica Rosita è da sempre interior designer presso l’azienda storica di famiglia “La Cuperfrigor”. Sceglie di iscriversi all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino in età adulta, diplomandosi in decorazione a 50 anni. Una scelta dettata dalla smisurata passione per l’arte.